FOTO/DIRAMAZIONI – Galleria online

Il 23 settembre, in occasione dell’inaugurazione di Macula, si é aperta la collettiva Foto/Diramazioni, curata da Macula in collaborazione con Sponge ArteContemporanea.

Gli artisti scelti utilizzano il mezzo fotografico in modi molto diversi. Si va dal resoconto socio-culturale Lettone di Arnis Balcus al racconto spazio-tempo (11 settembre) di Domenico Buzzetti, dai paesaggi sospesi di Daniela Cavallo alla visione fiabesca di Veronica Dell’Agostino, dall’autoritratto di Federico Forlani all’utilizzo dell’immagine fotografica come base pittorica di Giovanni Gaggia, dalle fotografie di stanze di Claudia Gambadoro alle rielaborazioni digitali di Barbara Nati, dalla fotografia come traccia dell’azione di Mona Lisa Tina alla riflessione massmediatica di Rita Vitali Rosati.

La mostra sarà visitabile su appuntamento fino al 30 ottobre.

 

 

Arnis Balcus

 

Domenico Buzzetti

La Fotografia è un medium che amo da sempre. Sono cresciuto con la Fotografia.
Una sostanziosa parte della mia ricerca utilizza il mezzo fotografico sia come unico elemento che come parte di una combinazione/contaminazione di elementi. Lo contrappongo al video, dando quindi importanza e solennità alla singola immagine invece che al susseguirsi frenetico di fotogrammi.
Lo strano rapporto che ha la Fotografia con la realtà è una delle cose che più mi interessano.


Daniela Cavallo

La fotografia è un linguaggio con dei tempi brevi, che “brucia” il tempo e consente  poi, con la post-produzione digitale, un tipo di rielaborazione che potremmo definire pittorica, surreale; cioè corrispondente a me.

 

Veronica Dell’Agostino

Per quanto riguarda la mia scelta di utilizzare la fotografia, non c’è un vero e proprio motivo, ho sempre sentito affine questo linguaggio, sin da bambina mi piaceva creare delle piccole composizioni con fiori e giocattoli e fotografarli. Poi sono cresciuta e mi sono avvicinata più seriamente a questo mezzo espressivo, è stato un passaggio naturale.
I miei lavori parlano sopratutto di me, e io credo che la macchina fotografica sia uno strumento molto intimo, che ti permette di esprimere le tue sensazioni al mondo, senza però che il mondo sia lì a guardarti mentre lo fai.
Semplicemente credo di avere scelto la fotografia proprio per il rapporto confidenziale che da sempre ho avuto con lei.

 

Federico Forlani

 

Giovanni Gaggia

La fotografia è parte fondamentale del mio lavoro, lo è in aspetti e con funzioni differenti: dalla base per dipinti alla traccia dell’azione, dal reportage alla fotografia nuda e cruda.
Inizio ad usare la macchina fotografica per curiosità ai tempi di disegno dal vero alle superiori; perchè riprodurre vasi e fiori a matita quando posso farlo con un “clic”? Questo ha fatto in modo che il mio segno prendesse altre vie di certo più dettate dalle viscere.
Successivamente i miei studi mi hanno portato a conoscere una fotografia diversa, in primis documentazione e successivamente traccia delle azioni performative. Nasce così un’opera d’arte dell’opera d’arte. Questo modo di agire è legato ad un filone artistico che utilizza il proprio corpo, la propria pelle, per comunicare.
Nei due autoritratti scelti da Macula per questa mostra, la foto traccia un momento, ferma il mio volto. Il segno, il disegno, aggiunti in un tempo successivo, apportano allo scatto una seconda anima, donando alla fotografia una duplice esistenza e creando così un nuovo racconto.

 

Claudia Gambadoro

 

Barbara Nati

 

Mona Lisa Tina

Fulcro di tutto il mio lavoro è il corpo, la cui indagine artistica è tradotta in gran parte nella dimensione performativa. Molta attenzione è rivolta alla cura dello spazio che accoglie l’azione: ne altero le coordinate attraverso interventi installativi luminosi.
Non è difficile comprendere allora quanto i medium come la fotografia e il video diventino, nel mio caso, preponderanti per l’estensione più ampia del progetto. Essi infatti permettono di rendere visibile, ciascuno nella propria modalità, ciò che del corpo e della performance resterebbe altrimenti invisibile a molti. Ma, a differenza del video, lo scatto fotografico seleziona attimi di realtà mediati dall’immagine che, adeguatamente supportate, vivranno in propria autonomia, al di là del progetto originario per cui sono stati pensati.
Come performer, trovo molto stimolante la presenza di tre piani distinti di fruizione dell’azione, non sempre conciliabili tra loro: quello dei presenti che si relazionano con la performance in modo diretto, quello del fotografo che cerca nello scatto frammenti di verità capaci di rappresentarla e quello del pubblico più vasto che farà della fotografia di quest’ultimo, l’unico prezioso strumento di interazione con l’opera dell’artista.

Le foto sono di Pietro Diotti, realizzate nel 2009 durante la performance “Human” al CRAC di Cremona.

 

Rita Vitali Rosati

PRE-TESTO

Strabiliandomi come sempre, con quel suo accento fortemente meneghino, un giorno l’amico fotografo, essenzialmente caro, Ennio Vicario, sentenziò: “La fotografia è una gran puttana, và con tutti”. Da questo assioma divertente, per certi versi senz’altro da condividere, presi teoricamente le distanze, simpatizzando con quel segmento di artisti/fotografi, o fotografi/artisti che dialogano più con le idee che con la tecnica. Ho continuato così ad interrogarmi sui misteri nascosti  della fotografia, veri buchi neri con filo diretto dal mio subconscio al mio occhio iper critico, sparando i miei click là dove mi hanno portato, legittimati, la mente e il cuore.
Detto questo, concludo questo pre-testo argomentativo osannando in ordine sparso i Maestri più illustri, grazie ai  quali ha preso l’avvio il mio innamoramento per la fotografia. Perciò, come scrissi nel 2001:

L.J.M.Daguerre…(alleluia!)                         Man Ray…(alleluia)

Nicéphore Niépce…(W! W!)                         W. Eugene Smith…(W!W!)

Nadar…(W!W!)                                                Alfred Stieglitz…(alleluia)

Berenice Abbot…(W!)                                     Paul Strand…(alleluia)

Ansel Adams…(alleluia)                                Edward Weston…(alleluia)

Eugene Atget…(alleluia)

Henri Cartier Bresson…(alleluia)                Ernst Haas…(W!W!W!)

Robert Frank…(W!W!)                                   Minor White…(W!W!)

Dorothea Lange…(W!)                                   Mario Giacomelli   (W!W!W!)

Laszlo Moholy-Nagy…(alleluia)                 Helmut Newton…(W!W!W!)……..

…..insieme ai tanti menzionati nelle varie enciclopedie specialistiche………senza dimenticare, oibhò, Luigi Crocenzi, compagno di passeggiate ed elucubrazioni pomeridiane a Fermo….

CON-TESTO

Le fotografie al chiaro di luna, senza Beethoven, quelle ritagliate con le forbici spuntate per fare celebratissimi college alla Kolàr, quelle inutilmente sottoesposte, le noiosissime stagionali fotografie sportive; i fotografi dilettanti domenicali e legionari (nel senso che sono diventati una legione), i fotografi turistici autotrasportati, i tecnocrati che fotografano solo lavatrici e qualche altro milione di fotoamatori di massa che hanno massificato l’anima e l’unicità dell’immagine; i digital improvvisati neofiti che, “con il soccorso del software” ritoccano come domatori (Michele Smargiassi), la verità.

SOMMARIO

Da 150 anni, e da tante parti, c’è un obiettivo fisso e mobile nello stesso tempo sempre aperto. Il suo occhio fisso, il suo click, battono il ritmo del tempo, dando vita ad un interminabile “reliquiario” che sono le immagini caricate di memoria, inevitabile, partecipi e complici di una visione senza limiti.
Non so se questo sia ancora un vantaggio per un fotografo.

Rita Vitali Rosati

Fabriano, dalla stessa scrivania  un giorno di marzo 2001, ancora oggi, settembre 2011, ugualmente  ancorata alla medesima ……….

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